La "tassa sulle prestazioni" di Apple sotto esame

Da tempo, critici e concorrenti lamentano la cosiddetta "Apple Tax", riferendosi alle commissioni di vendita che gli sviluppatori devono versare per le transazioni sull'App Store e gli acquisti in-app. Ora, gli ingegneri di Microsoft hanno documentato un'altra forma di "tassa": quella sulle prestazioni. Si tratta di un rallentamento che gli utenti iOS subiscono a causa della politica di Apple, la quale impone a tutti i browser sul proprio sistema operativo mobile di utilizzare il motore di rendering WebKit, lo stesso che alimenta Safari.

Questa restrizione, con poche eccezioni teoriche, crea una monocultura tecnicica che, secondo Microsoft, penalizza l'esperienza utente. I motori di rendering sono il cuore pulsante dei browser web: gestiscono l'implementazione degli standard web, applicano le protezioni di sicurezza e privacy e, in ultima analisi, influenzano l'evoluzione stessa del web, come recentemente spiegato da Mozilla. Attualmente, solo tre motori principali dominano il panorama commerciale: Blink (alla base di Chrome e dei suoi derivati Chromium come Edge, Vivaldi e Opera), WebKit (per Safari) e Gecko (per Firefox).

I numeri della disparità

Kyle Pflug, group product manager per la piattaforma web di Microsoft Edge, ha pubblicato i risultati di test benchmark che evidenziano il divario di prestazioni. Utilizzando strumenti come Speedometer 3.1, Pflug ha confrontato le performance di un prototipo di browser Edge basato su Blink per iOS con quelle di Safari. I dati sono significativi: un Edge basato su Blink, se implementato per iOS tramite BrowserEngineKit (un framework introdotto da Apple a marzo 2024 per conformarsi al Digital Markets Act europeo), otterrebbe un punteggio superiore del 28,6% su Speedometer 3.1 (49,27 contro 38,3) rispetto a Safari su iOS 26.5.1.

Le differenze si estendono anche ad altri benchmark. Sul test JetStream 3, che valuta le prestazioni JavaScript e WebAssembly, il prototipo di Edge supererebbe Safari del 13,1% (306,35 contro 270,9). Anche nel benchmark MotionMark 1.3.1, focalizzato sul rendering grafico, si registrerebbe un vantaggio del 2,1% (4.773,52 contro 4.673,68). Pflug ha chiarito che si tratta di un prototipo di ricerca e di numeri preliminari, ma ha sottolineato come questi risultati dimostrino il potenziale per colmare lacune di capacità e introdurre una nuova competizione in termini di prestazioni. Rick Byers, ingegnere principale di Chrome presso Google, ha commentato i risultati, evidenziando la sorprendente ampiezza del divario su iOS rispetto a macOS, dove Chromium e WebKit sono solitamente in competizione serrata.

Barriere all'innovazione e contesto normativo

Nonostante l'introduzione del Digital Markets Act (DMA) in Europa, che in teoria dovrebbe promuovere la competizione tra motori di browser su iOS e ha portato Apple a fornire strumenti come BrowserEngineKit, nessun produttore di browser ha ancora rilasciato un'alternativa a WebKit. Microsoft, Google e Mozilla hanno sviluppato prototipi basati rispettivamente su Blink e Gecko per iOS, ma nessuno è stato reso disponibile al pubblico.

La ragione risiede nelle considerevoli sfide tecniche e normative che Apple non ha facilitato. La creazione di un nuovo browser con un motore diverso implica superare ostacoli come bug nel BrowserEngineKit e la necessità di rilasciare un'applicazione completamente separata dalla versione WebKit-based, costringendo i produttori a riconquistare l'intera base utenti iOS. Alex Moore, direttore esecutivo di Open Web Advocacy, un gruppo che si batte per gli sviluppatori web contro le politiche di Apple e Google, ha citato documenti giudiziari statunitensi e britannici che evidenziano come Apple abbia deliberatamente limitato gli investimenti nell'innovazione web per mantenere la dipendenza dalle app native e dalle regole dell'App Store.

Le implicazioni per il futuro del web mobile

La "tassa sulle prestazioni" e le barriere all'ingresso per i motori di rendering alternativi hanno implicazioni significative per l'intero ecosistema mobile. La mancanza di diversità nei motori di browser, una conseguenza del potere di mercato di Google e Apple, minaccia il concetto stesso di "open web", come sottolineato da Mozilla. Con Safari che detiene il 23,4% del traffico mobile su iOS a livello globale e oltre il 51% in Nord America, la scelta forzata di WebKit limita la differenziazione competitiva al di fuori degli elementi di interfaccia utente.

Le autorità di regolamentazione, inclusa l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato italiana, stanno intensificando le indagini. Tuttavia, come evidenziato da Open Web Advocacy, anche con il DMA in vigore, le barriere imposte da Apple sono tali da impedire di fatto il porting di motori alternativi su iOS. Per chi valuta deployment on-premise, la situazione illustra come il controllo di una piattaforma possa influenzare profondamente le scelte tecniciche e le performance, un aspetto cruciale nell'analisi del TCO e della sovranità dei dati. La Commissione Europea è ora chiamata a intervenire con maggiore precisione per garantire che queste barriere vengano rimosse, al fine di rimodellare l'ecosistema mobile e promuovere una vera competizione.