Nel giugno 2024, a Monaco di Baviera, circa 150 persone si sono riunite per il primo hackathon europeo dedicato esclusivamente alla tecnicia della difesa. Nessuno di loro aveva la reputazione di un grande appaltatore militare, ma in 48 ore hanno costruito 34 prototipi funzionanti — dai sistemi di difesa aerea agli strumenti per lo sminamento. Oggi quell’evento si è trasformato in un ecosistema paneuropeo con 35 hackathon già realizzati in città come Kiev, Copenaghen, Parigi, Berlino e Roma, più di 400 team coinvolti e circa 40 aziende nate da quei fine settimana.

La scintilla: fisici, startup e l’urgenza di fare

Benjamin Wolba, co‑fondatore dell’European Defence Tech Hub (EDTH), ha un dottorato in fisica della materia condensata e nessuna esperienza militare. «Volevo costruire tecnicia con un impatto reale», racconta. Nel febbraio 2024 era nella Silicon Valley quando seppe di un hackathon di difesa a El Segundo, in California. Insieme all’amico e fisico Jonatan Luther‑Bergquist decise di replicarlo in Europa. Quattro mesi dopo, il primo EDTH prendeva vita con il sostegno del ministero della Difesa ucraino, di Quantum Systems e di molte altre realtà. «Eravamo perfetti outsider, eppure la risposta è stata travolgente».

Il format: mani sulla saldatrice, non slide

Il weekend parte con workshop tecnici intensivi: machine learning per la difesa, costruzione di droni FPV, fusione dati, radio definite via software. Poi i partecipanti, registrati individualmente per motivi di sicurezza anche quando sono già in team, formano gruppi da due a sei persone e per 48 ore progettano e assemblano prototipi. Saldatrici, stampanti 3D e componenti elettronici sono a disposizione. Domenica pomeriggio non si vedono slide: i team mostrano hardware e software funzionanti, giudicati da esperti militari, aziende e investitori — con rappresentanza ucraina sempre presente per un feedback operativo diretto. «Per noi la domenica non è la fine dell’hackathon, è l’inizio di quello che viene dopo», spiega Wolba.

Droni che pensano: Zero Industries e l’inference a bordo

L’esempio più noto uscito dall’EDTH è Zero Industries, startup che ha sviluppato un sistema di posizionamento visivo (VPS) per droni autonomi. In ambienti dove il GPS è assente, disturbato o falsificato, il VPS combina visione artificiale, mappatura avanzata e inference IA direttamente a bordo del velivolo. L’elaborazione avviene localmente, senza alcuna dipendenza dal cloud: una scelta forzata dalla realtà operativa, ma che riflette anche il bisogno di controllo totale sui dati in contesti critici. I fondatori si sono conosciuti proprio durante gli hackathon, hanno lavorato a stretto contatto con operatori ucraini e oggi sono sostenuti da venture capital.

Zero Industries non è un caso isolato: circa la metà delle aziende nate dalla community ha già completato test in Ucraina. «I founder costruiscono a casa, poi vengono a Kiev per dimostrare i progressi e ricevere riscontri da chi ha esperienza diretta sul fronte», dice Wolba. Proprio a Kiev l’EDTH ha organizzato tre hackathon, l’ultimo nell’hangar dell’Università Nazionale dell’Aviazione, definita la “Champions League” della tecnicia di difesa europea.

La lezione ucraina e il gap di capacità europeo

Secondo Wolba, l’Europa sottovaluta quanto sia cambiata la guerra. «La stragrande maggioranza della spesa per la difesa va ancora a sistemi legacy. Servono capacità contro sciami di droni, droni autonomi, nuovi approcci alla difesa aerea. Non basta comprare tecnicia, bisogna anche capire come usarla». Gli operatori ucraini sanno esattamente come volano i droni Shahed, a quale quota si avvicinano e come posizionare i sistemi difensivi: una conoscenza operativa che ogni esercito europeo dovrebbe acquisire. Ma per farlo servono migliaia di startup che affrontino migliaia di problemi diversi. «Se ci affidiamo solo ai governi o ai grandi prime contractor, il progresso sarà troppo lento. Servono migliaia di startup di tecnicia della difesa», afferma Wolba.

Oltre il cloud: sovranità tecnicica e IA locale

L’esperienza dell’EDTH mette in luce un principio che va ben oltre il settore militare: quando i dati sono sensibili e l’affidabilità è questione di sicurezza, l’elaborazione non può essere delegata a server remoti. I droni di Zero Industries operano in ambienti senza connettività e con minacce di guerra elettronica; il ragionamento analogo vale per molte organizzazioni che scelgono di gestire i propri modelli di IA in sede, su hardware controllato, per rispettare vincoli di privacy, latenza e sovranità digitale. Il movimento degli hackathon mostra che l’innovazione dal basso può sfornare sia il software sia l’hardware che funzionano offline, creando cicli di feedback rapidi con gli utilizzatori finali — un approccio che chiunque stia valutando deployment on‑premise di LLM e sistemi di IA dovrebbe studiare attentamente.

Il prossimo hackathon è in corso a Roma, mentre la settimana successiva Berlino ospiterà il Berlin Defense Tech Week, con forum, hackathon e incontri tra costruttori, investitori e decisori politici. L’invito di Wolba è esplicito: «Venite, partecipate a un meetup, unitevi a un webinar. Tutti possono contribuire — non serve essere ingegneri che costruiscono droni. Potete organizzare eventi, mettere in contatto founder con clienti o investitori, scrivere software, portare competenza operativa. Non abbiamo aspettato i governi, abbiamo cominciato a costruire insieme». Un movimento che, pezzo dopo pezzo, sta scrivendo il futuro della difesa europea.