Meno burocrazia, più competitività. Era questa la promessa della Commissione europea quando, quasi due anni fa, ha lanciato l’operazione “semplificazione” per le imprese. Oggi, a venti mesi di distanza, lo scontento tra chi quell’agenda l’ha invocata è palpabile. Secondo quanto riportato da Politico, che ha interpellato diciassette tra aziende, consulenze e associazioni di categoria, il processo è giudicato troppo lento, costoso e farraginoso.

La semplificazione delle regole – pensata per tagliare la “burocrazia inutile” – doveva essere il volano di una nuova competitività europea. Invece, molte delle imprese che avevano spinto per questo intervento oggi lo definiscono insufficiente. “Un’istituzione costruita per fare leggi è mal attrezzata per semplificarle”: è questa la critica di fondo che Politico ha raccolto in decine di colloqui riservati.

Per chi opera nel settore tecnicico, e in particolare per le aziende che investono in infrastrutture on-premise per l’intelligenza artificiale, il rallentamento normativo ha un costo concreto. La conformità ai regolamenti europei – dal GDPR all’AI Act – è un tassello essenziale di qualsiasi architettura IT che gestisca dati sensibili localmente. Se le procedure rimangono opache e onerose, pianificare un investimento in hardware diventa più rischioso. Il Total Cost of Ownership (TCO) di un cluster di GPU per LLM self-hosted, per esempio, include non solo i costi di acquisto e funzionamento, ma anche quelli della compliance e della verifica normativa. Quando le regole sono instabili o poco chiare, quel conto diventa imprevedibile.

La questione non è marginale. L’on-premise è spesso scelta per ragioni di sovranità dei dati, controllo operativo e latenza, ma presuppone che l’organizzazione abbia una visione precisa degli obblighi legali e della loro evoluzione. Se l’UE non riesce a snellire il proprio corpus normativo, le imprese si trovano intrappolate tra due esigenze: mantenere i dati in casa per tutelarsi, e al tempo stesso navigare un labirinto di norme che sembra destinato a crescere. Non a caso, molti osservatori segnalano che alcune aziende, pur volendo spostarsi verso deployment on-premise, restano ancorate al cloud proprio per delegare almeno in parte la compliance ai provider.

L’episodio segnala una tensione strutturale più ampia: la macchina legislativa europea, disegnata per garantire diritti e proteggere i cittadini, fatica a diventare uno strumento agile per favorire l’innovazione. I tentativi di semplificazione, quando calati dall’alto, si scontrano con l’inerzia di processi decennali. E il mondo del business, che aveva applaudito l’inversione di rotta, ora scopre che il percorso è più accidentato del previsto.

Per chi valuta un deployment on-premise di carichi AI, questo scenario offre una lezione. La compliance non è un costo accessorio, ma un componente progettuale da integrare fin dalle prime fasi. E dato che la semplificazione normativa sembra richiedere anni, conviene costruire stack che siano non solo performanti, ma anche facilmente aggiornabili alle nuove regole, senza affidarsi a promesse di deregulation. La “semplificazione” promessa da Bruxelles, per ora, rimane una semplificazione solo sulla carta.