Meta e la simulazione AI dei defunti: un brevetto controverso
Meta ha depositato un brevetto per un sistema di intelligenza artificiale (AI) in grado di simulare l'attività sui social media di una persona dopo la sua morte. Questo sistema, se implementato, permetterebbe agli utenti di chattare con account Facebook o Instagram di amici o familiari deceduti, con un modello linguistico di grandi dimensioni (LLM) che simula il loro comportamento online.
Il brevetto, depositato nel 2023, ha suscitato preoccupazioni per le sue implicazioni distopiche. Sebbene Meta abbia dichiarato di non avere piani per sviluppare questa tecnicia, una ricerca recente evidenzia come l'AI generativa venga sempre più utilizzata per ricreare digitalmente persone defunte.
Lavoro spettrale e implicazioni etiche
Tom Divon, autore principale di uno studio sull'argomento, sottolinea come il brevetto di Meta si distingua per la sua potenziale portata. Mentre altri progetti di resurrezione digitale tramite AI sono spesso specifici e limitati, la proposta di Meta integrerebbe la simulazione post-mortem direttamente nell'infrastruttura dei social media.
La pratica di animare digitalmente i defunti solleva questioni legali ed etiche urgenti, in particolare riguardo al consenso, alla privacy e alla gestione dei dati post-mortem. Non esistono attualmente normative chiare che regolino l'utilizzo dei dati di una persona deceduta per alimentare sistemi di AI interattivi.
Consenso e confini digitali
Divon suggerisce che i legislatori dovrebbero concentrarsi sulla definizione di requisiti espliciti di consenso pre-mortem per la simulazione AI postuma. Le leggi attuali trattano i "resti digitali" come proprietà ereditabile o interessi di privacy da proteggere, ma l'AI trasforma questi materiali in qualcosa di interattivo e potenzialmente redditizio.
La questione centrale è se gli individui debbano continuare a generare valore sociale ed economico dopo la morte senza aver dato un consenso informato a tale utilizzo. La mancanza di azione potrebbe essere interpretata come un accordo implicito, sollevando interrogativi sulla sovranità dei dati personali e sul diritto all'oblio digitale.
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