Un milione e quattrocentomila dollari possono sembrare una cifra contenuta nel mondo del venture capital, ma quando finanziano la costruzione di ripetitori quantistici diventano un segnale concreto che l’Internet quantistico sta uscendo dalla fase puramente speculativa. Arq, startup britannica fondata nel 2025 dai fisici Samuele Grandi ed Emanuele Distante, ha appena chiuso un round pre-seed guidato da Ground State Ventures con la partecipazione di Big Sur Ventures. L’obiettivo è accelerare lo sviluppo di memorie quantistiche basate su cristalli drogati con terre rare, abbinate a sorgenti di coppie fotoniche, per realizzare ripetitori in grado di collegare computer quantistici su distanze geografiche.

Il cuore dell’innovazione è il multiplexing: la capacità di immagazzinare e trasmettere simultaneamente più fotoni, aumentando la velocità e l’efficienza della comunicazione su fibra ottica. Rispetto agli approcci tradizionali che gestiscono un fotone alla volta, il metodo promette prestazioni superiori e costi contenuti, due fattori critici per passare dai prototipi di laboratorio a reti su scala metropolitana e, in prospettiva, nazionale.

Ma la vera posta in gioco non è solo la velocità. L’Internet quantistico apre scenari di sicurezza e sovranità dei dati che oggi le infrastrutture classiche non possono offrire. La distribuzione di chiavi quantistiche, ad esempio, rende le comunicazioni immuni a intercettazioni, un attributo che settori come finanza, sanità e difesa considerano da tempo irrinunciabile. E qui si inserisce un parallelismo con le tendenze in atto nell’intelligenza artificiale: così come molte organizzazioni stanno spostando l’inference degli LLM on-premise per mantenere il controllo sui dati sensibili, allo stesso modo le reti quantistiche potrebbero abilitare un’elaborazione distribuita in cui i nodi di computing rimangono fisicamente all’interno dei perimetri aziendali, collegati da canali inviolabili. Non è un caso che Arq menzioni finanza e sanità tra i primi casi d’uso: sono gli stessi ambienti che guidano la domanda di AI locale e conforme a regolamenti come il GDPR.

L’investimento servirà a costruire un laboratorio all’avanguardia e a perfezionare la riproducibilità e l’affidabilità delle memorie quantistiche, due aspetti che finora hanno frenato la scalabilità di queste tecnicie. La promessa di reti quantum-exclusive, come le definisce Distante, potrebbe abbassare la barriera di ingresso per aziende che vogliono sperimentare calcoli quantistici senza passare da cloud pubblici. È una direzione che ridisegna gli equilibri tra fornitori di servizi centralizzati e infrastrutture private, e che probabilmente vedrà nascere partnership ibride con centri di ricerca e operatori TLC.

Arq non è sola in questa corsa, ma il suo focus sul multiplexing con cristalli a terre rare segna una strada diversa rispetto a chi punta su ripetitori basati su atomi freddi o diamanti. Se il team riuscirà a dimostrare la riproducibilità promessa, il round da 1,4 milioni potrebbe essere ricordato come uno dei primi mattoni di un’infrastruttura che, nel prossimo decennio, renderà la computazione quantistica distribuita una realtà operativa, non solo un esperimento.