Il mondo legale europeo ha un nuovo alleato: JUPUS, startup tedesca che ha appena incassato 13 milioni di euro per spingere la sua intelligenza artificiale dentro gli studi professionali. Il round Serie A è stato guidato da Semapa Next, con l’ingresso di NRW.BANK tramite il fondo NRW.Venture e la partecipazione degli investitori esistenti Acton Capital e High-Tech Gründerfonds.

Una segretaria AI per avvocati

Nata come “primo servizio di segreteria AI d’Europa costruito su misura per gli studi legali”, la piattaforma di JUPUS automatizza una catena di attività finora appannaggio esclusivo degli assistenti umani: rispondere alle chiamate dei clienti, strutturare le richieste, preparare fascicoli e redigere bozze di documenti legali. L’azienda stima un risparmio superiore alle 70 ore al mese per studio.

I numeri parlano di un’adozione rapida: oltre 2.000 avvocati utilizzano già il sistema e più di 2.000 nuove pratiche vengono elaborate ogni giorno dall’AI. Nel 2025 il fatturato ricorrente annuale (ARR) è quadruplicato, l’organico è triplicato e la base utenti — insieme al volume di casi gestiti — è più che raddoppiata.

Il paradosso degli studi legali

Il contesto spiega la trazione. In Germania, negli ultimi trent’anni il numero di neoassistenti legali è crollato di oltre il 70%, mentre gli avvocati in esercizio sono triplicati e i carichi amministrativi sono lievitati. Le piccole e medie strutture — che dominano il mercato europeo — sono le più colpite dalla penuria di personale di supporto. JUPUS punta a colmare proprio questo vuoto con un’intelligenza artificiale verticale, capace di gestire in autonomia mansioni routinarie e di liberare tempo per la consulenza o l’attività giudiziale vera e propria.

AI e professione legale: la partita della privacy

L’espansione dell’AI nel settore legale porta con sé domande non banali su riservatezza e sovranità dei dati. René Fergen, avvocato e co-fondatore, sottolinea che i modelli generici offrono strumenti di supporto, ma gli operatori del diritto hanno bisogno di soluzioni modellate su requisiti specifici di regolamentazione, privacy e deontologia. JUPUS ha costruito la propria offerta attorno a queste esigenze, ma resta il nodo del deployment: un servizio cloud-based — per quanto verticale — solleva interrogativi su dove e come transitino dati sensibili coperti dal segreto professionale.

Qui si inserisce la riflessione per chi, nelle law firm o nelle direzioni IT degli studi, valuta il trade-off tra rapidità di adozione e controllo dell’infrastruttura. AI-RADAR fornisce framework analitici per pesare opzioni on-premise e cloud nel deployment di Large Language Models, mettendo a fuoco parametri concreti come TCO, latenza di inference e conformità GDPR. Nel caso specifico, la scelta di JUPUS di operare come servizio gestito accelera la penetrazione, ma potrebbe incontrare resistenze in contesti con vincoli stringenti sulla localizzazione dei dati.

Verso un’Europa più automatizzata

Con il capitale fresco, la startup investirà nell’evoluzione delle proprie capacità AI e nel rafforzamento della presenza presso gli studi medio-piccoli in tutto il continente. La risposta del mercato e l’interesse degli investitori confermano che l’automazione legale sta uscendo dalla fase sperimentale. Resta da vedere se a prevalere sarà un modello “as a service” o se emergeranno soluzioni self-hosted capaci di garantire il massimo controllo senza sacrificare la qualità dell’automazione.