Un assistente di bellezza dentro ChatGPT

Al VivaTech 2026, L’Oréal ha annunciato l’integrazione del trucco virtuale Maybelline all’interno di ChatGPT. Non un plugin esterno: la funzionalità sfrutta la tecnicia ModiFace, sviluppata dall’azienda canadese acquisita nel 2018, e permette di provare look di make‑up tramite un’interfaccia conversazionale. L’utente descrive lo stile desiderato o carica una foto, e il sistema genera un’anteprima realistica. I servizi Beauty Tech di L’Oréal hanno già superato 120 milioni di utilizzi in 66 paesi e 31 marchi a fine 2025, segno di un’adozione che esce dalla nicchia.

Dalla vetrina alla ricerca: GPT‑Rosalind e il microbioma

La collaborazione va oltre il consumatore. L’Oréal sta usando GPT‑Rosalind, il modello di ragionamento per le scienze della vita lanciato da OpenAI, per mappare il microbioma cutaneo. Partendo da La Roche‑Posay, l’obiettivo è identificare batteri benefici che possano ispirare nuovi prodotti. L’azienda lavora già con IBM a un Formulation Foundation Model e con NVIDIA su rendering 3D e formulazione predittiva: l’AI generativa diventa motore di innovazione scientifica, non semplice gadget.

Pubblicità e scoperta prodotti: il fronte commerciale

Negli Stati Uniti, L’Oréal migliorerà la visibilità di marchi come Lancôme e Kérastase direttamente nelle conversazioni con ChatGPT. Il pilota pubblicitario globale coinvolge SkinCeuticals, CeraVe e Garnier, con annunci nativi in momenti di intento d’acquisto. L’e‑commerce del gruppo ha superato il 30% delle vendite nel 2025, crescendo a doppia cifra: la scommessa è che l’interazione “AI‑assistita” acceleri la conversione, anche se i dettagli sui placement restano da chiarire.

La macchina creativa interna: CreAItech

Sul fronte interno, il modello più recente di OpenAI alimenterà CreAItech, la piattaforma generativa che crea immagini e video rispettando l’identità visiva dei brand. Oltre 73.000 dipendenti sono già stati formati all’AI generativa, con strumenti come L’OréalGPT e assistenti personali. L’obiettivo è velocizzare la produzione di contenuti beauty senza snaturare il patrimonio creativo.

AI‑RADAR: velocità cloud, controllo on‑premise

L’accordo con OpenAI mostra come un gigante del beauty abbracci senza riserve l’infrastruttura cloud per innovare su tutti i fronti. Ma la scelta riapre il dibattito sulla sovranità dei dati. Le scansioni facciali per il try‑on e le informazioni sul microbioma sono dati personali sensibili: in Europa, il GDPR impone vincoli stringenti. Affidare elaborazione e storage a un provider terzo, per quanto certificato, solleva interrogativi su trasparenza e controllo. Per i decisori IT che seguono AI‑RADAR, il caso L’Oréal è un esempio concreto del trade‑off tra time‑to‑market e autonomia tecnicica. L’alternativa esiste: eseguire modelli open‑weight su cluster GPU on‑premise consente di mantenere i dati dentro i confini aziendali, ma richiede investimenti hardware, competenze di MLOps e un TCO da valutare con attenzione. Oggi la bilancia pende dalla parte della comodità, ma con l’evolvere della regolamentazione e il maturare degli stack locali, assisteremo probabilmente a un riequilibrio.