OVHcloud, il più grande operatore cloud europeo con sede a Roubaix, ha rilasciato i dati del terzo trimestre fiscale con un’accelerazione netta del segmento public cloud, tornato a crescere a un ritmo superiore al 20%. Il gruppo ha riconfermato le stime per l’intero esercizio, consolidando la propria posizione in un mercato dove la competizione con i colossi statunitensi resta asimmetrica.

Un trimestre di rilancio

I numeri hanno mostrato un’inversione di tendenza per il cloud pubblico, che nei trimestri precedenti aveva segnato ritmi più contenuti. La direzione ha collegato il risultato a una domanda più vivace in Europa e all’efficacia delle iniziative commerciali. OVHcloud – quotata a Parigi – non ha diffuso cifre assolute, ma ha parlato di «accelerazione significativa» rispetto ai periodi precedenti. La conferma della guidance annuale rafforza il messaggio: la traiettoria è solida, anche se la scala resta molto lontana da quella dei cosiddetti hyperscaler d’oltreoceano.

La carta della sovranità

OVHcloud viene costantemente presentata dalle istituzioni francesi – e sempre più spesso dalla Commissione europea – come l’alternativa continentale per il cloud. L’argomento centrale è la sovranità dei dati: tutti i data center sono situati in Europa, sottoposti a normative GDPR, e la società non dipende da giurisdizioni extra-UE. In un’epoca in cui le aziende e la pubblica amministrazione valutano con attenzione la residenza dei propri dati, specie per carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale, la proposta di OVHcloud guadagna rilevanza. Non a caso diversi progetti europei di LLM e di addestramento su dati sensibili stanno virando verso infrastrutture locali.

Cosa significa per chi valuta deployment on-premise

Per i responsabili IT che confrontano le opzioni cloud con architetture on-premise o ibride, l’accelerazione di OVHcloud segnala una vitalità crescente del modello europeo di hosting. Chi deve rispettare vincoli stringenti di residenza dati o ha esigenze di controllo diretto sulle pipeline di addestramento e inference può trovare in un provider con sede legale in UE un compromesso tra la flessibilità del cloud e le garanzie tipiche dell’on-premise. Naturalmente restano i trade-off: le risorse di calcolo, specialmente quelle GPU di ultima generazione, non sono paragonabili per scala a quelle dei grandi fornitori americani, e i costi di gestione vanno analizzati nel TCO complessivo. Per un approfondimento sui framework di valutazione, AI‑RADAR propone guide analitiche su /llm‑onpremise.

Prospettiva

La tenuta di OVHcloud e il ritorno della crescita a doppia cifra alta nel public cloud sono un termometro della domanda di cloud europeo. Mentre l’Unione spinge per rafforzare l’autonomia strategica digitale, il consolidamento del provider di Roubaix può influenzare anche le scelte di chi oggi progetta infrastrutture ibride. La prossima verifica sarà l’intero anno fiscale, ma il segnale c’è: la partita della sovranità si gioca anche sulla capacità della filiera europea di reggere il passo delle innovazioni hardware.